Personale medico infermieristico Vita di reparto

Ora so che l’ematologia sarà parte di me!

Mi è stato chiesto di raccontare la mia scelta….Una scelta che è ancora agli albori, che pian piano sta maturando, si sta sviluppando tra ostacoli e soddisfazioni, tra gioie e dolori ma che sta facendo sempre più parte della mia vita…. Sono una studentessa di Medicina e Chirurgia , alla fine del quinto anno, manca ancora un lungo anno e finalmente riuscirò a raggiungere il primo traguardo tanto desiderato! Ho sempre voluto fare medicina , fin da piccola, è stato da sempre il mio desiderio più grande, e ho lottato e sudato anche solo per superare quei fatidici test che rischiano di ostacolare tutti i tuoi sogni… fare il medico ( e per me diventarlo) non è tanto un mestiere ma una missione, una scelta di vita che devi portare avanti con amore, coraggio e passione, lo stesso amore , coraggio e passione che devi trasmettere ai tuoi pazienti e che loro stessi vogliono percepire….dopo 5 lunghi anni di studio matto e disperato, di ore passate a contare i minuti per iniziare il tirocinio nei vari reparti è arrivato il momento di scegliere la specializzazione…Ho sempre avuto le idee chiare su tutto ma la scelta della specializzazione mi ha messo duramente alla prova! L’oncologia mi ha sempre “attirato” nonostante tutti mi dicessero con quale coraggio volessi intraprendere una tale scelta, anche la medicina d’urgenza mi ha sempre incuriosito… Ho fatto tirocinio quasi ovunque con la speranza di trovare una specializzazione che mi facesse accendere la scintilla dell’entusiasmo che si era accesa fin da piccola, quando avevo deciso di diventare medico, ho frequentato gastroenterologia, epatologia, malattie infettive, ginecologia e infine la tanto amata oncologia ma niente, tutto mi piaceva tantissimo ma niente mi entusiasmava a tal punto da dire: ” si, questa sarà la mia vita…” Quando un bel giorno del quarto anno iniziarono le lezioni di ematologia, ambito che mai sino ad allora avevo preso in considerazione , non mi interessava minimamente , forse perché non sapevo effettivamente di cosa si occupasse l’ematologia (strano, penserete, per un futuro medico, ma effettivamente finchè non lo sperimenti , finchè non lo studi, finchè non lo vivi non puoi sapere effettivamente a cosa vai incontro) e studiandola pian piano mi interessò e mi coinvolse sempre di più e iniziò a bazzicarmi per la testa il pensiero di provare il tirocinio proprio ad ematologia…ma prendevo tempo, avevo paura di avere un’ennesima delusione…quando finalmente iniziai era il 20 settembre non dimenticherò mai quella data, fu una tragedia…entrai in reparto per la prima volta, un reparto diverso dai tanti che avevo visto, un reparto enorme, dove regnava il silenzio, lunghi corridoi vuoti e tristi , le stanze avevano un’anticamera con un lavandino e con un comodino con guanti e mascherine da indossare prima di entrare nella stanza vera e propria… la prima paziente che mi fecero vedere fu una ragazza di 19 anni, bellissima, sorridente, con dei capelli castani lisci e lunghi ma con la LAL mi immedesimai immediatamente in lei… perché lei e non io? Il giorno dopo avrebbe iniziato la chemio presto avrebbe perso i capelli e così fu … fu una giornata infinita e devastante tornai a casa in lacrime era stato un impatto troppo forte, continuai ad andare in reparto per un po’ ma era un grande sacrificio nessuna fiamma si era accesa anzi…no neanche l’ematologia sarebbe stata la mia strada… ma poi qualche tempo dopo , mi arrivò in regalo il libro dell’Arcobaleno, lo lessi in tre ore e mi ritornò in mente il mio primo giorno di reparto, ma per la prima volta non lo ricordai con tristezza e dolore ma con speranza , la speranza che forse un ematologo può dare ai suoi pazienti , la speranza che forse non tutto è perduto, la speranza che i capelli ricrescono e il sorriso può tornare, e oltre alla speranza la consapevolezza che non sempre il sorriso può tornare che spesso la sofferenza è immensa e la morte è l’unica via d’uscita… non so esattamente spiegarvi cosa sia successo, improvvisamente capii che quella doveva essere la mia strada, il giorno dopo mi fiondai in reparto e chiesi al mio professore di poter iniziare tirocinio negli ambulatori e iniziai, anche li fu duro all’inizio non ero del tutto convinta ma poi si accese la famosa fiamma, l’ambulatorio trasformava la tristezza del reparto in speranza perché chi arriva in ambulatorio è chi ha già sperimentato i sacrifici della chemio e inizia a sperare per una nuova vita, chi arriva in ambulatorio è pronto per passare alla fase del trapianto…ogni giorno cresceva in me l’entusiasmo, la voglia di rincontrare i pazienti ai quali pian piano mi affezionavo, è difficile da spiegare mi sono lasciata guidare dalle emozioni , e ancora oggi lo faccio. Attendo sempre con ansia il giorno del tirocinio , nonostante io sia ancora una semplice studentessa e non possa fare granchè osservo con attenzione il lavoro di prof e specializzandi e mi appassiono sempre di più a questa scelta! L’importante è rimanere con i piedi per terra non è il caso di fare gli eroi , la realtà è triste non sempre a lieto fine ma la speranza c’è…e a chi mi chiede ma ne sei proprio sicura? Io rispondo si, ora si, ora so che l’ematologia sarà parte di me!

G.

5 Commenti

  • Mi auguro che questa futura dott.ssa conservi per sempre il suo buon animo ! Io lo sto sperimentando cn mio babbo: i medici oltre a curare fisicamente il paziente, il malato, deve curare anche psicologicamente: basta vedere la scintilla negli okki affinche il paziente si senta sicuro che quel medico sta facendo di tutto per curarlo, che ci sta mettendo il cuore e che nn lo fanno solo per prendere i soldi a fine mese (che sn umani e nn infallibili). Io sn stata fortunata ho trovato medici competenti e umani (dv nn sei un nr ma sei una persona) e andare a fare i controlli diventa meno pesante. In bocca al lupo a questa futura dr.ssa 🙂

  • è bello quello che hai scritto, ed è bello sperare che tu possa sempre avere l’illuminazione della speranza che solo chi ha passione può regalare col proprio lavoro. Ti sia sempre vicino lo spirito dell’Arcobaleno, affinchè tu possa essere uno dei suoi mille colori di speranza.
    Un grande in bocca al lupo per il tuo futuro.

  • La mia (dis)avventura inizia sei anni orsono: premetto che seppur abbia un medico in famiglia (mio fratello maggiore) non ho mai sopportato la medicina e i loro esponenti in quanto hanno sulla mia persona preso molti sbagli (hanno scambiato da piccolo i miei fori parietali al cervello per due tumori, hanno preso la mia schermografia che si va quando si frequenta la scuola superiore per un cuore grosso con soffio al cuore, etc., etc).
    Ebbene mi presento ho 55 anni e lavoravo nella pubblica amministrazione e non vivendo nella mia città natale attendevo con l’ansia il trascorrere dei 10 anni che passassero per andare in pensione perchè si realizzasse il mio sogno ovvero vendere la mia casa in pianura padana e ritornare al mio sud anche se non nella mia città natale (perchè lì òe case costano care: Napoli) per comprare casa con il ricavato della liquidaione e della vendita del mio appartamento per comprarne una vicina al mare: il mio sogno.
    Ebbene 5 anni or sono ho inizito a fare feci intrise di sangue e nascondevo anche a me stesso questa realtù dicendomi saranno delle emorroidi che come vengono passano.
    Poi un giorno andando a lavoro ho iniziato ad avere delle sonnolenze ed ho rischiato di finire con l’auto fuori strada. La sera torno a casa (non ho neppure terminato la mia giornata di lavoro feci solo 6 ore di lavoro contro le 7:12 canoniche) e chiedo a mia moglie di accompagnarmi dal mio medico all’ASL che essendo fortunatamente anche cardiologo dice a mia moglie di accompagnarmi urgentemente al Pronto Soccorso perchè avevo i polmoni a terra. Così feci e appena giunto in ospedale una bravissima dottoressa disse a mia moglie che ero giunto proprio in tempo perchè la mattina successiva vi sarei arrivato con i piedi davanti.
    Vengo ricoverato in medicina e qui mi sottopongono a vari esami (oltre a canoniche trasfusioni avendo l’emoglobina sotto i piedi) tutti tesi a controllare che il mio stomaco funzionasse bene in quanto continuavo a perdere sangue dall’ano (ah dimenticavo che una quindici prima mi ero sottoposto ad una resecazione dello stomaco per dimagrire cosa che ha avuto effetto zero quando queste operazioni ancora si facevano con ricovero di un mese in ospedale e non come ora che si fanno principalmente con il laser) e dopo un mese in attesa dell’esame della videocapsula avuto l’esito che diceva che nulla c’era allo stomaco mi dimettono con l’obbligo di sottopormi ogni 15 gg. ad esame dell’emoglobina per tenermi sotto controllo.
    Per tre anni gli esami vanno bene e quindi allento (mea culpa) la molla ed arriviamo al 5 maggio 2012 quando (era da tempo che non guidavo più l’auto per problemi di vista e quindi mi accompagnava e veniva a prendere sul lavoro mia moglie), dopo giorni di stanchezza strana (che addebitavo ad un eccesso di carico di lavoro) nel venirmi a prendere accuso che durante la giornata lavorativa non ero riuscito neppure ad andare a fare la pausa pranzo perchè non riuscivo a camminare.
    Mia moglie mi porta subito al Pronto Soccorso dove racconta tutto quello che era successo nella giornata e nei 4 anni antecedenti. Subito mi fanno gli esami del sangue; ni trovano l’emoglobina a 5,9 e quindi mi sottopongo per una notte intera a trasfusioni di sangue.
    La mattina successiva mi sentivo ripreso e pensavo mi dimettessero. Invece un medico scrupoloso mi dice che devo ricoverarmi per qualche giorno nel reparto ematologia e qui dopo vari esami, una biopsia midollare, l’atroce diagnosi: stato preleucemico.
    Vengo dimesso ma con l’obbligo di non andare più a lavoro, di frequentare poco i luoghi pubblici e di evitare di vedere i miei nipoti specie quando hanno raffreddore ed influenza, e di andare in ospedale due volte a settimana a sottopormi ad esami per controllare l’emoglobina e se del caso a trasfondere.
    Nel frattempo vengo inserito nella banca dati in attesa del trapianto midollare.
    Continuo imperterrito trasfusioni per un anno e nel frattempo inizio anche una terapia innovativa a base di Vidaza (chemioterapeutico) (sono giunto al quinto ciclo) e circa un mese fa ero quasi giunto al dunque: a fine maggio 2013, trovato un donatore ben valido, sarei dovuto entrare in ospedale per il trapianto.
    Ed ecco il dramma: cinque giorni prima del ricovero mi chiamano in ospedale e mi dicono che sia il donatore in banca dati che i parenti miei stretti (aploidentici con percentuale superiore al 66%) non hanno anticorpi che io ho sviluppato nel corso di questo anno di trasfusioni e quindi non posso sottopormi a trapianto.
    Ora attendo a casa e non capisco cosa devo attendere e continuo a trasfondere e mi sento peggio di un carcerato all’ergastolo con l’unica differenza che per lo meno l’ergastolano per buona condotta viene scarcerato io invece devo attendere una new entry in banca dati che abbia gli anticorpi compatibili con i miei.
    E nel frattempo non posso andare a lavorare, non posso uscire, non posso frequentare luoghi affollati.
    Sinceramente sono stufo.

  • E quel momento è arrivato…oggi 23 Luglio 2014 la meritata laurea.
    Hai brillantemente raggiunto un traguardo importante, un Augurio che questo traguardo sia il trampolino di lancio di tanti futuri successi.
    Procedi con forza, impeto, coraggio e determinazione come hai fatto fino ad ora tenendo i piedi per terra.
    Il mio compiacimento e gli auguri per un florido futuro e che questo Arcobaleno ti guidi sempre nelle scelte più giuste 😉

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