Ciao Stella, come vedi ho mantenuto la promessa, se pur in ritardo , di scriverti.
Una curiosità, ti scrivo dal reparto di ematologia, stò facendo la notte, con il pc  dell’Arcobaleno della Speranza. Sono contenta che tu sia tra le fortunate come me che possiamo raccontarlo.  Mi porto sulle spalle 5 anni di esperienza di reparto, dove ho vissuto come persona e come infermiera la morte di tante persone per una malattia che spesso non perdona. Il mio poterlo raccontare significa la conoscenza fisica di aver provato sulla mia pelle cosa si prova a dover subire cicli e cicli di chemioterapia. Riflettendo sulla mia storia di malata in relazione a dove lavoro ho avuto la sensazione che in ematologia non ci sono capitata per caso ma probabilmente chi lo ha deciso è qualcuno più grande di noi terreni. Tutto ciò fa si che rispetto ad altri colleghi io conosca bene tutto quello che passa nella mente di una persona sottoposta a chemio, i timori, il chiedersi se riesci ad esserci ancora tra una settimana o un mese…………….la vita normale si ferma e ti trovi a vivere una non vita fatta di dolore, sofferenza, lottare ma allo stesso tempo ti senti impotente e vulnerabile. Spesso ti trovi , e questa è la mia esperienza di malata di adenocarcinoma del colon, non solo a dover fronteggiare un qualcosa che non hai chiesto ma che ti è capitata, ma anche a dover affrontare le persone che ti emarginano pensando che tu possa infettare qualcuno o ti trovi a dover subire l’atteggiamento di colui o colei che pensa "poverina è capitato a lei", come se non fossimo tutti uguali per ciò che concerne le malattie. Essa ti cambia, ti rende più consapevole di avere un bene inestimabile che spesse volte le persone usurpano: LA VITA. Il passato da paziente difficilmente lo dimentichi e per quel che riguarda me ne faccio un’arma, cioè la racconto a quei pazienti che hanno un calo morale e che ad un certo punto del percorso cedono all’angoscia e quindi stanno male, Vuoi sapere cosa accade dopo il racconto? Vedi comparire sui loro volti il rifiorire della forza di non mollare e di proseguire il cammino, magari a cuore più leggero per essere stata in quel momento la loro valvola di sfogo, se si pensa che per l’isolamento noi risultiamo l’unico contatto con il mondo esterno.
Spero di aver lasciato qualcosa in più di me in questo scritto e che possa rappresentare un aiuto valido per qualcuno.
Un abbraccio affettuoso a te Stella           
 
 
                                             Carmen Diana
 

 

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