Salve a tutti, sono Rita, 37 anni ed a giugno del 2004 la leucemia acuta promielocitica ha bussato alla mia porta, anzi è entrata di prepotenza senza neanche annunciarsi.

E’ stata talmente furba nel nascondersi, che è venuta fuori quando nel mio periodo mestruale, il sangue non cessava mai di venir giù, l’emorragia era in atto ma io, almeno per i primi giorni non me ne ero neanche accorta, aspettavo che il flusso prima o poi come nella regola si fermasse. Andai in ospedale perchè la perdita di sangue, giorno dopo giorno, era sempre più consistente e da quel momento ho vissuto il periodo più lungo e devastante della mia vita.

Erano trascorsi ben 5 giorni di regole e nonostante avessi preso del medicinale sotto consiglio di un ginecologo, la situazione non dava cenni di miglioramento allora, pressata da mia madre mi recai con lei in ospedale dove mi venne fatta una visita ginecologica. Il ginecolo appena mi visitò mi disse che avrebbe sperato che fosse un aborto altrimenti la situazione non era delle migliori. Pochissime parole che mi confusero tanto, semplicemente perché non riuscivo ad associarle a nulla. Dopo pochi minuti fui prelevata con una barella e ricoverata in una stanza dell’ospedale, da li il primo prelievo, passata mezz’ora un altro con la scusante che il primo era stato prelevato male. Continuavano a dirmi ‘non ti preoccupare’ ma nel frattempo mi fu inserito un ago fisso nel braccio, per me che avevo paura anche di una piccola siringa fu una tragedia ed un dolore incredibile, tra l’altro non ne capivo la motivazione.

Passarono due ore arrivò un’altra barella e nello stesso momento mi informarono che dovevo essere trasferita a Napoli per ulteriori esami…. Niente la mia confusione aumentava, mi sembrava di avere a che fare con un gruppo di matti. Quindi corsa in ambulanza, mi chiedevo perché dovevo stare stesa su questa barella quando le mie gambe funzionavano benissimo…. Finalmente arriviamo, cercavo uno sguardo rassicurante, cercavo i miei genitori che nel frattempo erano venuti in macchina, ma quando lo incrociai lessi nei loro occhi un dolore che non riuscivo a spiegarmi ma cominciava a preoccuparmi, non capivo o meglio non volevo capire. Le porte dell’ascensore finalmente si aprono attraversai la porta del reparto ematologia, trapianti di midollo osseo, mai sentita prima, cominciai a pormi mille domande ma nessuna risposta riuscivo a trovare.

E cosa fanno dopo avermi sistemata su di un letto? Un altro prelievo… ma questa volta di midollo osseo, non dimenticherò mai quel giorno, mi opposi, urlai ma nulla mi evitò quella terribile esperienza che poi diventò il mio controllo di routine, al quale mi abituai anche velocemente. I medici accerchiarono il letto dove ero distesa in attesa di spiegazioni, e mi dissero con una calma innaturale che avevo la leucemia acuta promielocitica, Li guardai impietrita, non sapevo cosa fosse, ma quelle parole mi facevano spavento. L’avevo sentita nominare qualche volta ma non sapevo di cosa si trattasse, ma di sicuro era qualcosa di grave. Mi dissero anche che se il midollo avesse risposto positivamente alle prime cure e i valori pian pianino cominciavano a ristabilirsi le cose potevano migliorare, ma dovevo superare quelle ore, l’emorragia doveva fermarsi. Avrei fatto chemioterapie, avrei perduto i capelli, non avrei potuto muovermi facilmente, praticamente avrei sofferto moltissimo. Mi accorsi della gravità della cosa, quando sentii l’urlo del pianto di mio padre provenire dal corridoio fuori la stanza dopo aver appreso la notizia. Non ero pronta per affrontare tutto quanto, ma la rabbia ha fatto si che combattessi con tutte le mie forze cominciando così le prime chemio, bianca, rossa, blu, certo che i colori non mancavano, ma dalla mia vita stavano pian piano scomparendo. 4 cicli di chemio, trasfusioni di sangue e piastrine e dopo Vesanoid e due siringhe settimanali per 3 lunghissimi anni.

Verso la fine della cura ho conosciuto quello che oggi è diventato mio marito e che mi ha reso madre di tre splendidi bambini, da qui la mia vita è ricominciata, migliaia e migliaia di colori l’hanno ridipinta più di prima. Ora sto benissimo son passati 10 anni dalle ultime cure non so se sarà per sempre così, ma io spero tanto di si, voglio godermi i miei cuccioli ed essergli accanto sempre, almeno fin quando avranno bisogno di me. Non vi nego che dentro di me c’è sempre una forte paura di una recidiva e mi sfogo piangendo quando nessuno può vedermi….. La vita è un dono meraviglioso, ed io voglio vivermi in eterno questa favola stupenda.

Rita

Foto di Antonella Milia

2 commenti

  1. Ogni volta che leggo queste testimonianze chiedo scusa a Dio per essere così povero di esperienze di vita.
    I colori dell’Arcobaleno ti hanno accompagnato in questo lungo cammino che non ti ha risparmiato nulla, ma che ora deve renderti ogni istante lasciato per strada per colpa della malattia.
    Ti auguro una meravigliosa lunga vita con la tua splendida famiglia, orgoglio di chi ha combattuto e ha vinto.
    Buona vita Rita.

  2. La tua storia mi ha emozionato tantissimo e sono molto felice che alla fine è andato tutto bene. Io dico sempre che quando ti capitano queste cose è perché il.Signore ci regala una seconda occasione…. Vedi tu in questa storia hai trovato l’ amore e sei diventata forte….. Io invece ho imparato ad amare i colori il sole il.cielo e ho scoperto la fede….. E cmq vada la vita è bellissima….in bocca a lupo per tutto

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