bred05Ricordo benissimo quel primo giorno nel reparto di oncoematologia, era fine estate, soffrivo di dolori diffusi da mesi, non riuscivo più a chiudere occhio, da tempo il mio unico pensiero era riuscire finalmente a scoprire  quale malattia mi avesse colpita.

E’ stata quasi una liberazione poter dare un nome al ‘mostro’ che mi affliggeva ormai da tempo: linfoma di hodgkin. Non sapevo nulla di questa malattia, se non che tanti anni prima aveva portato via, a soli 22 anni, Caterina, una bellissima ragazza cugina di mia madre.

Questa volta era toccato a me, ma più i Dottori cercavano di spiegarmi in cosa consistesse il mio problema, più io non capivo ed entravo in confusione, fu soltanto una parola a darmi l’idea di quanto stava capitando: ‘chemioterapia’.

“Allora ho un tumore” pensai, e fu in quel momento che iniziai a piangere senza possibilità di fermarmi.

Quello che è seguito nei mesi successivi, è la storia del calvario che accomuna tutti noi pazienti, catapultati nel bel mezzo della nostra vita (spesse volte purtroppo anche all’inizio), in un mondo del quale non sapevamo nulla fino a poco prima, ma che con forza inaspettata (è proprio vero che certe cose capitano a chi è in grado di sopportarle) impariamo faticosamente a conoscere.

E’ stata la voglia di riprendere in mano la mia vita a sostenermi, in un periodo in cui la cosa più logica da fare sarebbe stata lasciarsi andare. Ho affrontato la guerra come l’avrebbe affrontata un vero guerriero, indossando l’armatura più scintillante (ero la più elegante del reparto) e avendo sempre chiaro in mente l’obiettivo.

All’inizio di tutto feci una sola promessa: se Laura avesse continuato ad esistere, sarebbe stata una persona migliore e più forte di prima.

Ed è quello che sono oggi. Nonostante i continui controlli, le ansie e le paure che inevitabilmente mi accompagnano, sono una persona rinnovata nello spirito, nella consapevolezza della sua forza e del suo valore. Una persona che è esplosa nella sua femminilità e che non ha lasciato nulla di intentato per non vedersi portar via la sua dignità di donna.

E  se di tutto quanto fatto devo ringraziare innanzitutto me stessa, non posso non essere grata a quanti mi hanno accompagnata in questo viaggio, sostenendomi con amore e affetto inaspettati. Perché se è vero che io ho puntato alla cima con fiducia e tenacia, l’ho fatto sapendo che in vetta, proprio su quella cima, avrei trovato tutti  loro ad aspettarmi, certi di vedermi arrivare col mio solito, incrollabile sorriso!

Laura

4 commenti

  1. …ciao laura…sai leggendo c’è una frase che mi è rimasta impressa ” è proprio vero che certe cose capitano a chi è in grado di sopportarle”ebbene si credo sia proprio cosi…è cio’ che dico sempre io…ed è quello che penso del mio dolce fidanzato chiamato a combattere da 2 anni contro la BESTIA..la leucemia…quella bastarda che ci ha tolto tanti sorrisi ma noi siamo piu’ forti..e se c’è una cosa che ho imparao da tutta questa esperienza cn lui..è che ciò che nn uccide fortifica…e se mantieni semprequella forza e continui a combattere…sei a metà dell’opera…DEVI CREDERCI sempre anche quando tutto e’ cosi buio…IO CI CREDO…ogni giorno…e spero tanto che tutti i ns sforzi verranno ripagati.. abbiamo tanti progetti…e poi perchè dobbiamo VINCERE per chi nn ce l’ha fatta…ANDREA DEVE VINCERE ANCHE PER LORO…e sopratutto per SE STESSO e sei una grande quando dici ” Ho affrontato la guerra come l’avrebbe affrontata un vero guerriero, indossando l’armatura più scintillante (ero la più elegante del reparto) e avendo sempre chiaro in mente l’obiettivo”..cosi deve essere… e il mio ragazzo è un grande guerriero…stella sa di chi parlo!!complimenti davvero…per la tua grande forza…le tue parole possono darne tanta a chi è piu’ debole!!!un abbraccio da roby

  2. Cara Roby,
    innanzitutto grazie per avermi lasciato un tuo commento. Non è stato affatto facile parlare della mia malattia ‘pubblicamente’, l’ho fatto perchè volevo dare un messaggio di FORZA e DIGNITA’, sarà che ho sempre pensato che essere malati non vuol dire doverlo necessariamente sembrare.
    Spero di essere riuscita in questo mio intento e di poter essere utile con la mia testimonianza, perchè a raccontarsi è una persona che di forza se ne intende, fin da piccola infatti, ho dovuto imparare a tirarla fuori, a rendere le difficoltà momenti di crescita e rafforzamento.
    La malattia non è tutta la nostra vita, ma una parte (rilevante) di essa, quella parte capace di tirare fuori il meglio di ognuno di noi. In questo senso abbiamo una marcia in più rispetto agli altri, perchè vediamo noi stessi e la vita dalla giusta prospettiva.
    E poi permettimi di aggiungere un elemento non da poco: voi due non siete mai soli, vi sostenete l’un l’altro, siete INSIEME. Non è poco credimi, te lo dice una che spesse volte, anche nella malattia, si è ritrovata a non avere accanto una persona che potesse sostenerla.
    Forse è stato giusto così, forse quello era un momento da vivere con me stessa per conoscermi ancora più in profondità. Solo ora sono la Laura ‘completa’ che Dio voleva traghettare verso il futuro, perchè io nel domani CI CREDO, proprio come te!
    Infine, non mi resta che augurarvi la cosa che ritengo più importante nella vita: avere sempre NUOVI OBIETTIVI da raggiungere! Perchè solo ragionando a ‘traguardi’ possiamo trovare in noi stessi la forza per affrontare anche le situazioni più dolorose.
    Ti abbraccio forte anche io!

  3. Cara Roby,
    volevo aggiungere solo una cosa, un altro pensiero che ci accomuna: anche io ho cercato di non mollare mai, neanche nei momenti più terribili, per rispetto dei tanti che non sono più qui.
    Coloro che hanno anche solo una possibilità di tornare alla vita, devono sfruttarla pienamente, per sè stessi e in onore di chi tale possibilità non l’ha avuta.
    E’ stato il pensiero di Caterina e di tanti come lei a sostenermi, nel mio viaggio all’inferno.
    Vi sono vicina, tanto!

  4. Ti metto anche qui il commento che ti ho postato su FB:
    “Laura, tutti nel nostro cuore ci possiamo sentire grandi, ma è quando mettiamo il nostro cuore a disposizione degli altri che lo diventiamo veramente, e tu raccontandoti così apertamente hai aperto il tuo cuore agli altri.” Un caro saluto.

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