La mia storia inizia nel 2020, il fatitico anno della pandemia da Covid 19; tutti si sono dovuti rinchiudere in casa per mesi ed attenersi alle normative imposte dal
lockdown, ma non io! Io ero ricoverata al Policlinico San Matteo di Pavia, al sicuro nella clinica di Ematologia.
Tutto ebbe inizio proprio a fine gennaio: erano già tre settimane che ero a casa in malattia perchè stavo davvero tanto male: avevo continui giramenti di testa che non mi permettevano nemmeno di reggermi in piedi, febbre alta e costante, stanchezza irrecuperabile e negli ultimi giorni avevo anche iniziato a perdere
sangue dal naso e dalla bocca; stavo così male che iniziai persino ad odiare le sigarette e smisi di fumare proprio in quei giorni di intenso malessere. Finchè un
dì, crollai! Svenni, intervenne l’ambulanza che mi portò al pronto soccorso, i miei genitori erano in macchina dietro di me e mi attesero intanto che mi facevano I
soliti esami di routine: prelievo endovenoso, radiografia al torace, ecc… Ricordo benissimo la dottoressa che venne da me per dirmi che avevo la polmonite, ma
non sapevo che aveva già parlato con i miei genitori per spiegargli che la diagnosi non era solo questa. Intanto che la flebo finiva, fecero entrare mamma e papà, da lì a poco ci raggiunse la stessa dottoressa che ci comunicò che per accertamenti ematologici aveva già organizzato il ricovero al San Matteo di Pavia. Mia madre scoppiò a piangere ed io, ignara di tutto, le dissi che passata la polmonite sarei tornata a casa: non avevo la piu’ pallida idea di quello che mi stava aspettando.
Nei primi giorni di ricovero mi fecero un sacco di esami, anche di quelli antipatici come il prelievo del midollo osseo, ma una mattina entrarono nella mia stanza tutti
i medici con l’equipe al completo, si misero ai piedi del mio letto e mi comunicarono la diagnosi: leucemia mieloide acuta. Non capii piu’ niente, “leucemia continuava a rimbombarmi nel cervello e nel cuore, piansi così tanto da bagnare persino il guanciale del letto; presi il cellulare ed inizia a telefonare ai
miei famigliari ed amici per condividere la mia paura e per trovare conforto. Mio fratello Paride mi disse “oramai ce l’hai, prendila di petto!” Inizialmente non
sopportai quelle parole, ma già dal giorno dopo furono la spinta che mi permise di parlare chiaramente e scrupolosamente con il dottore: a soli 39 anni stavo
disquisendo di argomenti come la chemioterapia.
Giorno dopo gioro mi ambientai, imparai a prendermi cura di me, ad ascoltarmi, passo dopo passo non smisi mai di pensare al mio futuro, non volevo smettere nè
di lavorare nè di viaggiare e la forza la trovai proprio nella mia famiglia e nei miei nipoti: volevo che avessero tanti ricordi con me! Insomma, nonostante la leucemia fosse molto invalidante fisicamente, io con la mente ero al di fuori di quella stanza sterile.
L’unica cosa che potevo fare in quei mesi di ricovero era solo attenermi a quello che mi dicevano i dottori, fare tutte le terapie necessarie, tutti gli esami del caso,
mettere il catetere venoso centrale, centinaia di trasfusioni, diventare pelata, mi hanno persino indotto la menopausa, ma si stavano prendendo cura di me!
Mi sono sempre fidata di tutti i dottori dell’Ematologia perchè stavano lavorando per rimettermi in piedi, per darmi la possibilità di rialzarmi e di andare ariprendermi tutto quello che la leucemia mi ha tolto in quei mesi di ricovero.
Eh già, si parla di “mesi di ricovero”, quasi un anno!
Tra una terapia e l’altra arrivò luglio, il mese dell’ultimo ciclo di chemio. Oramai in ematologia “ero di casa”, avevo fatto amicizia con tutto il personale perchè
erano le uniche persone con cui interagivo, tra la leucemia all’interno e il covid all’esterno, ho passato l’ospedalizzazione completamente da sola.
Quel maledetto ultimo ciclo di chemio non si concluse come gli altri: con la citopenia I miei valori del sangue di solito salivano, ma non quella volta. Alla terza settimana di citopenia grave, I numeri delle cellule sanguinee erano ancora troppo bassi per permettermi di tornare a casa, cosichè mi trovai di fronte ad una sfida ancora piu’ grande: il trapianto del midollo osseo!
La preparazione al trapianto è stata devastante: la chemio era molto piu’ agressiva rispetto a quelle fatte finora ed è stata necessaria per ”svuotarmi” del mio midollo e per preparami ad accogliere le cellule del donatore. Nonostante la tragicità, trovavo fantanstico che il mio donatore fosse proprio mio fratello Paride, colui che con poche e semplice parole, mesi prima mi spinse ad affrontare con consapevolezza e presenza mentale il percorso della malattia, l’unico fratello dei
tre compatibile al 100% e addirittura con lo stesso gruppo sanguineo; lui che non ha mai esitato un momento e che ha fatto tutto con il massimo impegno per far andare la donazione per il meglio.
Io avevo già visto la luce in fondo al tunnel quando realizzai che ero circondatada da proffessionisti affidabili che mi “coccolavano“, soddisfando ogni mio bisogno e rendendo piu’ leggera la mia permanenza in ospedale senza mai farmi sentire sola, ma il 26 agosto 2020, giorno in cui feci il trapianto, mi accorsi proprio che ero pronta a rinascere! Esattamente come una bambina che compie I pimi passi con le
manine tra quelle della mamma, io mi sono aggrappata alla “famiglia” del San Matteo che mi ha accompagnata fino a stare in equilibrio in piedi e da quel giornoero pronta a compiere I primi passi da sola, in questa nuova vita davvero tutta da vivere!Sono passati 6 anni dal trapianto, ho festeggiato solo 6 “comple-midollo” e ad oggi sono ritornata a lavorare, ho trovato lavoro in una grande azienda all’avanguardia, ho adottato il mio bellissimo bassotto Lapo con cui ho ripreso a viaggiare e a vedere luoghi bellissimi, sono diventata prozia 2 volte e me ne frego di quelle persone che se ne sono andate perchè non hanno avuto il coraggio di starmi vicino in quel periodo così drammatico perchè gli amici veri e I miei famigliari non mi hanno mai abbandonata, rendendo questo percorso magico, pieno di amore e di speranza… Gli ingredienti che mi hanno davvero salvata. Elena

Lascia un commento