Un tempo piccolissimo
E’ questo, tra la speranza e la svolta, un tempo piccolissimo, denso di dubbi e speranze. La terapia ha fatto quello che doveva, almeno largamente, possiamo pensare alla battaglia finale, alla sostituzione del pezzo.

Perché questo ti senti, una macchina con un pezzo difettoso, un pezzo che devi sostituire, un pezzo che è una testimonianza d’amore disinteressato di qualcuno che non conosci, mai conoscerai eppure vivrà sempre nel tuo intimo.

E ti ritrovi di nuovo, dopo tanto tempo, di fronte ad un tempo piccolo che può essere ancora tuo, non completamente, ma sufficientemente. Un tempo in cui puoi lavorare, incontrare gente, fare cose. Fare cose, normalmente significa non fare niente, qui significa tornare a vivere.

Una vita in affitto, una vita piccola, in attesa di rinascere, di quel pezzo che magari ti regala un’altra vita, o forse è un’illusione, un crudele scherzo e da quella stanza non esci più.

Ed hai voglia di chiudere subito questo tempo piccolissimo, e al tempo stesso speri di affrontare la battaglia più dura, non l’ultima, il più tardi possibile. Meglio una piccola vita certa o una lunga vita probabile?

Lasci che siano gli altri a decidere, tu cerchi di fare il bravo, annusi la vita, ne cerchi il midollo, lo succhi con la forza che hai, stando attento a non ingozzarti, se ci riesci, ma è così difficile. E’ così difficile annusare e lasciare, mordere ma non ingoiare.

Aspetti che ti chiamino, ti dicano domani inizi il condizionamento, domani ti svuotiamo. E immagini le staminali impazzite colpite dal farmaco, che si nascondono per ripresentarsi tra 5 anni, dormienti in te. E ancora immagini le cellule nuove che le trovano e le distruggono, e poi si fermano davanti ai tuoi organi, non violano del tutto quel che rimane di un corpo ormai martoriato.

E sai che vivrai giorni di dolore e paura, al dolore ci si abitua, alla paura? Un po’ si, un po’ no, hai pianto tanto i primi tempi, hai scherzato con la signora nera alla fine, ma non hai smesso mai di avere paura, ne hai fatto conoscenza, sai quando arriva, la senti prima che giri l’angolo, ti fai trovare preparato, eppure qualche volta per qualche strano motivo ti sorprende ancora e ti fa piangere.

Lacrime di affetto per una compagna che ormai conosci, che ti fa paura ma non ti sorprende, perché non è un’amica, ma una conoscente, non si presenta più sola, ma con la sorella bianca, a dirmi che entrambe camminano con me, non sanno probabilmente neanche loro chi prenderà la mia mano tra un po’, ma di sicuro non si allontaneranno mai più d’oggi in poi.

Non potranno lasciarmi il ricordo dell’attesa della notizia, che sia il ce l’abbiamo fatta o il non c’è più niente da fare, non importa, quello che accompagna questi tempi è l’attesa di una risposta definitiva, se pur può esserci, che ponga fine agli sforzi, vincitore o vinto importa relativamente.

Perché nell’attesa si coltivano cose nuove e si ricordano cose vecchie, non si lascia niente del vecchio, si cerca tanto di nuovo, perché senti ormai che la vita va riempita e riempirla costa fatica, costa attenzione, costa dolorosa felicità.

Perché essere felici fa male, avere la felicità significa sapere di poterla perdere e solo il pensiero ti fa stare male. E accontentarsi di poco significa ricordare il tanto, non sperare di riaverlo ma guardarlo. E se sorridi del poco che riesci a cogliere non puoi fare a meno di ricordare il tanto che avevi snobbato, dandolo per scontato, peccando di superbia, sentendoti invincibile, padrone del tuo tempo.

Forse hai colto qualcosa di nuovo in questo tempo, ma sai che ti è negata la polpa, puoi annusare la buccia, e forse ti basta, aspettando il tempo giusto.

Marco 

1 commento

  1. eccomi qua, a commentare un articolo che ho letto tante volte in altro luogo…questo è quello che pensavo e che penso ancora.senza retorica ma con la chiarezza che mi contraddistingue:
    perciò dico che non so se sia superbia,non so se sia il invincibilità, forse è sentirsi padroni del proprio tempo come è normale che sia…sfruttarlo fino all’osso e godere di quello che si ha e desiderarne ancora perchè è giusto che sia così, fino a quando non ti rendi conto che comunque tu sia e ovunque tu sia, stai aspettando il tempo giusto per fare tutto.
    per mettere un punto e ricominciare, per rinunciare o per lottare,
    per annusare o per mordere, per scrollarti di dosso tutto questo o per tenerlo un pò dentro e capire un pò più di te stesso e anche di chi ti sta intorno, “essere reale” o “essere cibernetico” che sia…inconsciamente o consciamente…questo non importa.
    e magari raccogliere un pò di quello che hai seminato in precedenza: amore, stima, gioia di vivere, leggerezza, profondità, insegnamenti dati e ricevuti… e attingere da questo per vivere la propria vita.
    tutto è relativo al proprio vissuto come tutto è nel momento in cui deve essere.
    gli incontri che si fanno,scegliere di vivere o di sopravvivere scegliere di nuotare o di affogare…scegliere qualcosa non rinunciare a qualcosa, prendere decisioni spolpando tutto quello che c’è da spolpare per fare scorta da usare nei momenti in cui potrai solo annusare la tua vita…momentaneamente annusare…
    un saluto a tutti alessia

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