La mia storia con la conoscenza della parola Oncologia inizia nel 2002 quando mi venne diagnosticato un Linfoma di Hodcking al secondo stadio, scoperto per una pura casualità ma che poi camminando a ritroso sulla strada che mi portò ad eseguire determinati esami capii che qualche segnale era stato lanciato, forte sudorazione mentre dormivo, stanchezza, il colore della pelle, il bianco che contorna la pupilla che lasciava strada ad un colore giallognolo, ma che la somma di tutto questo si prendeva le colpe dello stress per il lavoro.

Essere al cospetto di un team di oncologi e di quella che sarebbe diventata il mio faro, la Dott. Savina Aversa, mi mise nella condizione di attaccarmi a tutti i costi ad un obbiettivo, ovvero vedere al di la dell’ ostacolo. Lo sport che da sempre ha segnato la mia vita si rendeva utile in un contesto in cui sport non se ne deve fare ma la conoscenza del sacrificio, del dolore fisico ed il rispetto per il proprio corpo metteva in prima linea tutto ciò che l esperienza sportiva mi aveva insegnato .

Dodici cicli di chemioterapia tutti passati senza mai rimandare una seduta con i valori del sangue sempre in regola e un ottimismo che cresceva ad ogni seduta chemioterapica, il rapporto tra me e la mia oncologa, un legame che cresceva grazie anche alle relazioni scritte che settimanalmente le portavo mettendo in luce i momenti buoni e meno buoni della settimana appena trascorsa .

Evitare il vittimismo senza piangermi addosso e ridendo e scherzando per la caduta dei capelli o la mancanza di gusto in quello che riuscivo a mangiare e per far vivere una quotidianità serena ai miei genitori e a chi mi stava attorno …….avevo 26 anni e più volte da quando 3 anni fa è nato mio figlio capisco della giusta scelta comportamentale perchè il sorriso di un figlio ti fa uscire di casa pieno di energia, figurarsi in quei momenti per chi mi stava vicino quale stimolo potevo dare.

Le 30 sedute di radioterapia hanno lasciato un piccolo problema a livello tiroidale che compenso ancora oggi giornalmente con delle pastiglie mattutine ma che ricordo aver vissuto come una volata sotto al traguardo di una gara ciclistica .

Oggi ho 38 anni sono una persona fortunata perchè consapevole di aver vissuto un esperienza che mi ha maturato come uomo e padre non avrei dovuto aver figli a causa della chemioterapia e oggi ho come detto precedentemente un bambino meraviglioso di 3 anni, sono sposato da 7 anni e Alessandra mi è sempre stata vicina come un ombra da fidanzata prima e come moglie oggi .

Il presente ed il futuro mi mettono davanti all’ opportunità di intraprendere nuove sfide sportive, di lavoro e di vita sociale grazie a quel passato di cui per sempre farò tesoro .

Il consiglio che do spesso è quello di non abbattersi e di reagire ad una brutta notizia valorizzando ciò che ti resta in quel momento e fissando un obbiettivo che da subito sarà VIVERE.

Grazie per la tua disponibilità e per l’ opportunità, spero di essere stato utile con il racconto della mia esperienza per chi vive direttamente o indirettamente questo tipo di situazioni .

Grazie

Daniele Luppari

1 commento

  1. Grazie a te Daniele per aver condiviso sul sito la tua esperienza. A volte un semplice racconto nel quale tanti si riconoscono riesce a far maturare la volontà di lottare in chi si trova a combattere con la malattia, e attraverso questo sito c’è anche la possibilità di centrare davvero l’obbiettivo: VIVERE, e noi tutti siamo UNITI PER VINCERE E PER VIVERE.
    Grazie ancora.

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