Quando a 24 anni ti diagnosticano una malattia del genere non sai cosa pensare.

La prima cosa che io chiesi fu: “si può curare?” alla risposta Sì dissi “ok allora cominciamo e facciamo quello che si deve fare!”. Sono passati 11 mesi da quel giorno, quasi un anno. Un anno in cui ho iniziato questo percorso di cure, di ricoveri, di entra ed esci dall’ospedale, di mattinate in ospedale, di fermate in farmacia. Ma anche di tanto altro. Tanto altro che non si può racchiudere in poche parole ma è vero quello che si dice, si capisce cosa vale e cosa no; chi è veramente tuo amico, disposto a tutto per te e chi no. Si capisce il valore della famiglia, dell’amore e delle piccole cose. Si capisce che la vita è bella e ci arrabbiamo molte volte per cose inutili. Si capisce che ci sono tante persone che soffrono al tuo stesso modo e nonostante tu sei lì, sulla stessa barca, vorresti fare qualcosa per aiutarle. Si capisce che tu stessa vuoi restare aggrappata alla vita e allora tiri fuori gli artigli. Ti aggrappi e cominci a salire. Annaspi, inciampi, cadi e ti fai male ma sali. Senza voltarti indietro. Io ho sofferto, ho pianto (poco), ho sorriso (tanto) e sono salita un gradino per volta arrivando a fine terapia. Non è finita, ne sono consapevole. Penso che in questi casi non sia mai completamente finita (anche e soprattutto dentro) e tu non sia più la stessa persona che eri all’inizio. Ma è un traguardo importante. E io l’ho voluto festeggiare con l’arcobaleno in mano! “Non troverai mai un arcobaleno se guardi in basso”! Infatti non si deve mai guardare in basso ma sempre in alto verso la luce. E poi l’Arcobaleno è l’associazione che crede  nella bellezza e nel valore delle donne più di loro stesse e cerca di togliere fuori il meglio. Ho conosciuto tante belle persone grazie all’arcobaleno che hanno sofferto e soffrono ancora, che hanno combattuto e stanno combattendo alle quali vorrei dire grazie per essere quello che siete ma soprattutto non voltatevi mai dietro ma andate avanti, sempre, a testa alta! La prima persona a cui dovete dire grazie è voi stessa! Forza, coraggio, fede, speranza e avanti sempre!

Natalia

 

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