23 Agosto 2013.  Siamo appena tornati dall’ospedale per fare le immunoglobuline. E’ la mano di mio figlio T., e la mia. Da 45 giorni ha tolto il CVC sul petto e allora i prelievi e le terapie le fa dalle vene del braccio. Da un mese e mezzo la nostra vita è cambiata.

Giovedì 18 luglio 2013     ore 02 circa

Ciao ………………..,
domattina dormo un po’ e mi permetto di scrivere. Tanto non ho sonno.Il mio “piccolo grande sogno” è già di la che dorme, nel mio letto da una piazza e mezza, che occupa interamente, allargando finalmente le braccia, rotolandosi, senza più paura di quel malefico ma benedetto tubo sul petto che lo ha tormentato per 1290 giorni e che pure di notte lo (ci) metteva in ansia.
Anche in questa banale normalità qualcosa è cambiato. Questo tanto atteso sogno di togliere il catetere inizialmente, come sai, l’ho preso decisamente male. Doveva essere una festa, la fine della malattia, invece è stato dettato dalla necessità “meccanica di malfunzionamento”,  come periodo di attesa e transizione. Ora comunque, e fantasticamente, è … un tubo\rottura  in meno.
Mi fa effetto vederlo giocare senza più proteggersi il petto. Mi sembra un altro bambino. Lo scorso giovedì quando con fatica lo hanno tolto, ha patito come non mai, pianto e supplicato di essere portato via. E’ stato atroce e straziante sentirlo urlare. Per fortuna, ora dopo ora, sta riprendendosi quel pezzo di vita persa, con la speranza o illusione, di essere ritornato come tutti gli altri.
Io, noi, sogniamo con lui. E’ la natura anche se non riesco a rimuovere neanche un minuto di questi primi quarantaquattro mesi di malattia. Non sappiamo cosa ci aspetterà ma io sarò
sempre con lui.Nei momento in cui va meglio, pure io cerco di riagguantare un po’ di vita.
Guardo indietro e vedo comunque di aver fatto tanto, soprattutto in questi ultimi anni. Ho dato tutto ciò che potevo.

Ho saputo far sorridere T. Ho saputo distoglierlo dai pensieri, dalla tristezza, dagli ambienti di sofferenza che frequentiamo, dai compagni che perdiamo, dei quali stranamente non mi chiede nulla, anche se mi sono preso tutto in carico io, come ovviamente ha fatto la mamma di T.

Ma il VERO significato di questa fotografia e di questi pensieri, che nella realtà di chi affronta la malattia sono semplicemente un attimo di quotidianità , non è generare tristezza o commiserazione.
Il messaggio vero è aprire il cuore di chi legge. Aprirlo verso i meno fortunati. Ed esistono tanti modi per proporsi e dare un aiuto reale che può salvare altre vite e spesso darne un senso alla propria. Donare il sangue, offrirsi di donare il midollo osseo. Oppure semplicemente regalare uno sguardo ed un sorriso facendo sentire il malato parte di noi e “NON meno solo”. PARTE DI NOI.
Coloro che vivono la malattia, ben sanno di cosa si stratta. La DIGNITA’ è la forza più grande di cui dispone ciascuna persona che affronta cure severe e impegnative e l’ultima cosa che cerca è la compassione.
In quei giorni o .. in quegli anni, si è deboli fisicamente, ci si sente uno “straccio”, ma solo nel corpo. Interiormente esiste una forza , una caparbietà e un coraggio assoluto e sorprendente. Nei momenti peggiori ogni bimbo diventa uomo e maestro.
Stare vicino ad un malato, ad un bambino malato non è certamente piacevole, ma ogni attimo è per noi una lezione di vita. Si impara ad apprezzare anche le cose più banali e scontate. Guardare un bel panorama, magari il solito di tutti i giorni, ci trasforma e ci porta a vederlo con altri occhi. In profondità. Le cose che abbiamo visto per anni ci paiono nuove. Reali. Ci stupiamo. Vedi cose mai viste prime. Vedi oltre.
Questo è il messaggio che vorrei raccontarvi. Si impara a vedere oltre. Si impara che si è tutti uguali. Ricchi, poveri, belli, brutti, bianchi e neri. Non auguro a nessuno di trascorrere qualche ora in reparto, ma da quella scuola si esce sicuramente con un bagaglio in più. Nulla dopo riesce a spaventarci. Certo, sono solo parole, ma certe emozioni sanno dare una luce differente a CIO’ e a CHI (soprattutto CHI) ci sta intorno.
E’ un messaggio di speranza che aiuta e ci da ogni giorno la grande forza che serve a superare fatiche e pensieri che ti fanno perdere il sonno.

Mi auguro che queste semplici riflessioni portino a un mondo migliore.
Per noi e per tutti Voi.

18 commenti

  1. C’è poco da dire, solo da augurare al piccolo T. un futuro sereno, e che si possa concludere al più presto questo strazio.
    Comprendo il discorso del filo, io non ho avuto il cvc, hanno deciso di farmi le terapie tutte per vena, dalle braccia, così ora c’è rimasto ben poco, le vene si sono corrose, e per mesi interi ho avuto quel filo attaccato a quella macchinetta infernale, che ogni volta che mi muovevo suonava, soprattutto gli ultimi mesi, perchè non scorrevano bene le terapie e il mangiare dalle vene, e quindi andava in blocco, ed io dovevo rimanere immobile.
    Quella sensazione del filo l’ho avuto per diverso tempo, credendo ogni tanto di averlo ancora attaccato, quando invece non c’era più.
    Sei un padre straordinario, lo so, sono con voi. Porta un grande bacio al tuo piccolo grande guerriero 🙂 E un abbraccio a te

  2. Da sempre, senza neppure che sia chiaro il perchè, la mia urgenza interiore è vedere oltre: vedere oltre con uno scopo principale ben preciso. Rendere il mio prossimo parte di me o forse, più che “rendere”: “riconoscere”.
    Messaggi che ho captato forti e chiari nei tuoi pensieri.
    Messaggi potenti e luminosi, autentiche e moderne stelle comete, che mi sono di grande aiuto nell’orientarmi.
    Aldilà del fatto che il 28 andrò in piazza a tentare un’altra volta di essere tipizzata (in ospedale due anni fa mi “rimbalzarono”, ma ora peso ben 50 chili e due etti e ci sto a riprovà!) è nella quotidianità che l’eco delle tue parole induce al cambiamento interiore. O comunque, a continuare a provarci.
    Semplicemente, grazie.
    Ed un intensissimo augurio di buona ventura.
    Stefania

  3. carissimo papà, conosco la malattia e tutto quello che hai passato il cvc per un bimbo penso che sia veramente una tortura
    …….la sua giovane vita è stata appesa ad un filo e finalmente dopo tanti anni il tuo bambino può giocare ,correre come tutti i suoi coetanei
    sei stato grande è vero quando una persona si ammala cresce una grande forza interna ,quella che ci da la forza di seguirli
    ……..mio marito ha fatto il trapianto del midollo ,grazie a un donatore da registro
    queste malattie segnano .forza grande papà! un forte abbraccio al guerriero

  4. La tua lettera è una vera testimonianza di coraggio e incitamento rivolto a tutti coloro che pur sentendo le storie della vita, sono sordi rispetto al significato che certe emozioni o situazioni urlano silenziosamente. Spesso noi padri siamo accusati di non sentire il legame fisico che esiste ed è riconosciuto tra mamma e figlio, la tua storia riesce a sfatare anche questa “diceria”; ed è bello sentire che quel filo fastidioso e doloroso lo sentivi anche tu oltre che il tuo piccolo T.
    Ogni piccola conquista che farà il tuo piccolo T. sarà una vittoria anche per te, e queste sono le parole che tanti dovrebbero ascoltare, per capire quanto sia importante un gesto semplice come quello di DONARSI al prossimo, diventare parte di chi soffre, per aiutare nella speranza della guarigione, la guarigione che passa spesso anche in quel filo fastidioso, ma che solo l’amore e l’altruismo possono trasformare in un GRANDE FILO DI SOLIDARIETA’.
    Immensi auguri a T. e a tutti voi, suoi cari, che possa sempre risplendere il sole nei vostri cuori.

  5. T. ……

    Questo bambino ha un bellissimo nome.
    Non mi sento di scriverlo perché ho paura che la gente lo riconosca e gli offra ciò che lui non cerca e non merita.
    T. è un bambino unico.
    T. ride, scherza, fa le boccacce, va a scuola e odia fare i compiti.
    Quando frequentava la prima elementare in ospedale, nel momento il cui le maestre venivano in camera lui si nascondeva sotto il letto.
    Quando invece due anni fa venivano le maestre a casa, T. diceva loro che se avevano delle commissioni da fare, avrebbero potuto andarsene e non si sarebbe dispiaciuto.
    T. inizierà tra pochi giorni la quinta elementare senza aver terminato tutti i compiti delle vacanze . Come molti.
    T. di diverso dagli altri indosserà la mascherina per proteggersi dai microbi, ma come tanti altri bambini la mattina preferirebbe guardare i cartoni in tv anziché andare dietro ad un banco ad ascoltare le lezioni.
    T. è il sogno di qualunque genitore.
    T. è il nostro sogno, ed il nostro futuro.
    T. ha una mamma fantastica che fa di tutto per rendere la sua vita come quella degli altri bambini.
    T. va con il suo gruppo scout.
    T. ha fatto un corso di teatro.
    T. è andato ai centri estivi con tutti i suoi coetanei.
    T. ha fatto la doccia ed il bagno dopo quattro anni trascorsi senza poter avvicinarsi all’acqua per via di quel CVC, tenuto sul petto per un periodo infinito.
    T. prende ancora un sacco di medicine e per ora non può fare molte cose.
    T. sta solo vivendo un periodo di difficoltà ma non ha paura di nulla.
    T. mi insegna.
    T. insegna a sua sorella e alla sua grande mamma .
    T. insegna a chi lo conosce come si affronta la vita. Con gioia, scherzo e scherno. Con coraggio.
    T. ha due genitori che di notte fanno fatica a prendere sonno.

    TOMMASO E’ IL BAMBINO CHE TUTTI VORREBBERO AVERE.

    Vorrei lo conosceste . Dovreste conoscerlo per comprendere il motivo per cui ne vado così fiero. Ne siamo tutti orgogliosi.

    PERO’ spesso incroci negli sguardi e negli occhi di tante persone solo la compassione.
    NO. NO. NO.
    TOMMASO non cerca assolutamente quello.
    TOMMASO merita ben altro.
    TOMMASO MERITA STIMA. Enorme stima, come tutte le altre persone che vivono la stessa esperienza.
    A volte in giro sento dire “poverino”. NO.
    TOMMASO È UN GRANDE. Poverini sono coloro che non comprendono quale sia il valore di chi combatte e affronta la malattia con la testa alta.
    Poverini siamo noi quanto ci facciamo prendere dalla pietà nei momenti in cui incrociamo qualcuno la cui la malattia o terapia ha trasformato il fisico facendogli perdere i capelli o facendogli prendere qualche decina di chili in più.
    In tante sere come queste io crollo . Poi penso a TOMMASO e mi dico che se la fa lui ce la possiamo fare anche noi. Sua mamma, sua sorella ed anche io.
    Abbiamo incontrato decine e decine di genitori in questi ultimi anni. Molti purtroppo molto più Sfortunati. Molto … moltissimo.
    Io non mi lamento perché tra qualche tempo ne saremo fuori.
    Io ora sono qui che Vi scrivo. Altri papà o mamme magari pensano solo e non hanno la forza di raccontarsi perché troppo provati.
    Sono riflessioni personali che non mi vergogno di raccontare perché sono gratificato dai Vs. commenti e dai Vostri “mi piace”. A volte mi pare di essere un fantasmi in mezzo alla gente, ma i Vostri consensi ci fanno sentire veramente un gruppo, una unità che vive e affronta la vita insieme con la medesima determinazione e coraggio.
    Vita difficile, sicuramente ingiusta ma comunque da rispettare e accettare sempre sempre e sempre in tutto e per tutto ciò che ci offre .
    Ringrazio il Cielo per ciò che ha voluto donare alla mia famiglia.
    Una grande mamma.
    Un bambino e una bambina che sono l’inizio e la la fine del mondo.

  6. La tua testimonianza mi ha profondamente toccato. Sei una grande persona (non ti chiamo mica “mitico” a caso)e adoro T. ! Vi auguro tanta felicità. Un abbraccio.

  7. I bambini insegnano sempre.Hanno quel candore e quell’ingenuità che disarma noi grandi che ingenui non siamo più. Sanno trovare la soluzione migliore e più rapida ad ogni problema. E Tommaso è più speciale ancora perchè sta riprendendo in mano la sua vita. Caro Tommaso ti auguro una buona vita.

  8. Un grande abbraccio dal nostro gruppo a Tommaso e alla sua famiglia favolosa, un abbraccio a tutti quelle persone e famiglie che stanno vivendo un’esperienza simile…
    NEVER GIVE UP!!

  9. Non è compassione, il sentimento occhi negli occhi con coloro che lottano e con i loro familiari…
    Ma è CON PASSIONE che si seguono le storie, i percorsi, gioendo, trattenendo il fiato, imprecando e pregando contemporaneamente.
    Ed è con stupore infinito che si vive sulla propria pelle la potenza e la magia di certi incontri, certi legami, non di sangue ma.. Di “eterno”, di comunione purissima, viscerale.
    Proprio ieri in farmacia è venuto il mio “ometto”, a cui fu diagnosticata la leucemia a quattro anni, a dirmi che non mi sposa più perché si è innamorato della sua compagna di vacanze, che ha scoperto frequentare la sua stessa scuola -inizia la quinta elementare.
    🙂
    Avere a che fare con guide così intrepide e luminose insegna e da tantissimo.
    E la vita è infinitamente più vera, più piena, più densa. Più Vita.
    Nessuna compassione, ma riconoscenza, stima inesauribile e incanto.
    L’incantesimo della condivisione di sconfitte e vittorie. Stefania

  10. caro papà di T anche mio figlio (21 anni ) ha fatto il trapianto di midollo a novembre 2012 donato dal fratello, adesso stiamo aspettando il ricovero a fine settembre x l’autotrapianto…la strada è ancora molto lunga…noi siamo in cura all ospedale di cuneo. sono tutti eccezionali!!!!!!!! spero che le cose vadano bene anche x noi e quando tutto sarà passato poter offrire il nostro aiuto a chi
    e meno fortunato e si trova ad affrontare una cosa così grande e sconosciuta.in bocca al lupo x tutto un abbraccio forte a tutti Franca

  11. Grande papà di Tommaso non è compassione quella che leggi negli occhi della gente fortunatamente lontana da questa malattia come me, è amore affetto rispetto ammirazione e rabbia tanta rabbia soprattutto quando vedi un bambino soffrire, paura cche possa capitare anche ai nostri di bambini (in questo caso nipotini visto che sono nonna) perché che sia chiaro nessuno ne è immune ed è solo sfortuna/fortuna esserci dentro o meno!!! Sono donatrice di midollo dal lontano 1989 ma non ho mai avuto l’occasione di donare, e purtroppo mi rendo conto che l’informazione e il coinvolgimento per quanto riguarda questo tipo di donazione è quasi uguale a zero!!
    Comunque caro papà grazie per questa tua testimonianza. Quanto avremmo da imparare tutti noi da Tommaso e dalla tua famiglia!!!
    Spero ti arrivi tutto il mio affetto!
    E un tenero abbraccio al tuo grande ometto.
    Giovanna

  12. 22 gennaio 2014 – 01.30 circa
    Carissima Giovanna … certo che arriva il Vostro affetto. Certamente. Non immagini quanto. E quanto importante sia.
    … A proposito come sta Tommy ?
    E’ nello stesso tempo semplice e molto complicato risponderti !
    Quando le “storie” si fanno così lunghe e travagliate la difficoltà maggiore consiste nel continuare a pensare e stare aggrappati alla realtà, alla normale e comune vita di tutti i giorni, fatta di fatiche, di GIOIE, di problemi e di soddisfazioni. Grandi soddisfazioni.
    Magari una mattina ti svegli. Inizi a pensare al lavoro che non gira toppo bene, all’auto che perde qualche pezzo. Pensi al guardaroba che meriterebbe di essere un po’ rifatto. Pensi che come te, milioni di altri “fortunati” hanno lo stesso risveglio. Pensi e ridi. Si … sorridi.
    Da qualche mese, da pochi mesi dopo quattro anni, abbiamo lo spazio per queste “fantasie”. E’ ciò che assilla, da mattina a sera, milioni di altre Persone.
    Bollette, meccanico, tasse … e altro (!!!) … senza andare troppo sul personale. E’ fantastico. Cara Giovanna, da qualche mese, da sei mesi si “naviga”… “meglio” ed abbiamo questa fortuna. E prego sempre che duri !
    Sai, il nostro percorso lo paragono un po’ ad lungo viaggio. Taluni vedono subito la meta e ci arrivano in fretta, senza troppa fatica. Noi non la vediamo ancora ma ci gustiamo ogni pezzetto di questo percorso un pò ostile ma che offre mille opportunità per scoprire panorami e conoscere Persone fantastiche.
    Ieri Tommy giocava a basket con la sua “squadretta” . Io lì a guardarlo e ad aspettare il termine insieme a molti altri papà e mamme. Mi brillavano gli occhi.
    Perché ? I genitori vedevano i loro figli giocare, come un attimo di meritata spensieratezza, come l’ora di ginnastica, come il momento per sgranchirsi le gambe dopo una mattinata a scuola. Come il modo giusto di farsi venire l’appetito per la cena.
    Io vedo Tommy come un sogno che si riprende la vita, come il sogno di noi genitori che lo rivediamo finalmente correre, dopo anni di ansia e timore per il “giorno dopo”. Non è un bambino che corre dietro ad una palla. E’ il nostro futuro che sembra farsi più concreto. Più … futuro prossimo !
    Pensieri uguali a chi come noi ha avuto la fortuna/sfortuna di affrontare malattie subdole che prima minano il corpo e poi la mente. Ma noi siamo forti. E’ come ora che apprezzi e senti più forte l’affetto di chi sta vicino e che è indispensabile per continuare a sorridere, ad essere sereno.
    E’ importante non essere lasciati soli. Anche quando magari diventa difficile sopportare le tue “lune” , i tuoi “musi” o i tuoi ragionamenti un po’ disconnessi.
    Tommy ora sta benino. Sta bene. Sarà ancora un viaggio parecchio lungo ma noi siamo un equipaggio preparato e ben provvisto di salvagenti e scialuppe. Il nostro viaggio prosegue e proseguirà.
    E più di tutto voglio INCORAGGIARE COLORO I QUALI DA POCO HANNO INTRAPRESO UN PERCORSO SIMILE. Ci si spaventa, ci si fa prendere il sopravvento dall’angoscia e dalla paura. Spesso ci si lascia andare ma GUAI MOLLARE. Il mondo è pieno di persone generose che ti offrono spalla, braccia e ancor più per supportarti. Noi abbiamo “incontrato” , senza mai neppure vederlo, un giovane che ha donato il suo midollo osseo per salvare un bimbo. Noi abbiamo “scoperto” tanti altri che hanno compiuto il medesimo grandioso gesto. E’ grandioso !!!
    E conosciamo decine di persone che, come noi, la mattina si svegliano, ringraziano per il DONO ricevuto e non vedono l’ora di poter un giorno pensare liberamente alle bollette, al lavoro e a come fare ad arrivare a fine mese.
    CE LA SI PUÒ FARE. CE LA SI DEVE FARE. Tutti insieme. Tommy, sua Sorella, la sua Mamma, io … ed anche TUTTI VOI. Amici miei.
    Con grande riconoscenza.
    r.

  13. CiAo. Sono io. Sono il papà di Tommy. 1000 KM lontano da Voi. Da 13 mesi non scrivo. Tranquilli. Avrei mille cose da dirvi. Da raccontarVi. Non son capace di dirvele tutte. Il mio bimbo, Tommy è ok. Cresce. E’ bellissimo. Pochi mesi fa, un periodo di grande grande fatica, ora superato grazie alla medicina che per fortuna trova rimedio anche nei casi più difficili. Come diceva un mio pezzo di Cuore di nome Tarci: “Never give up”. Tarciso Vaghi. Uomo indimenticabile, generoso. Unico. Un fratello. ——————————————————————————————Tra pochi giorni nella mia città ed in altre 70 piazze italiane ci sarà un evento organizzato da ADMO e VIP per divulgare e informare sulla donazione del midollo osseo, a favore di persone seriamente ammalate che ne hanno bisogno. E’ uno dei tanti eventi e delle tante manifestazioni che ogni domenica riempiono od “occupano” un pezzo di piazza di una qualunque città. Piazze piene di colori, di musica, di bancherelle che giustamente ci attirano per svago, per sollievo, per trovare un attimo di serenità e che ci allontanamento dai mille “problemi” che ci assillano nella settimana. Giustamente. La prossima volta invece la piazza sarà diversa. O perlomeno , il tema sarà IMMENSAMENTE diverso. ………………………………………………………………………… Io e tanti di Voi, siamo “grandi” . Adulti. Un sacco di “storia” alle spalle. Una vita passata, tra fatiche e gioie. Una marea di esperienze che ci han fatto capire come gira il mondo e chi gira per il mondo. Per tanti di noi, la prossima domenica la vista di una piazza con ambulanza, medici e volontari che spiegano in che consiste donare il midollo osseo sarà solo una cosa differente dal solito. Loro non vendono nulla. Non chiedono nulla. NON DANNO FASTIDIO. Chissà? E io che faccio? proseguo diritto, li evito, ho paura? Continuo a passeggiare? verso cosa? Mi fermo? Penso? Non c’è una risposta giusta. Tu, che giri per la città, fa quel che vuoi. O meglio .. fa quel che ti senti. Sicuramente … quasi sicuramente, al 99,9% il tema della giornata, dell’impegno di altre persone mai ti sfiorerà. Se ricadi il quel 0,01% (scusate … son ragioniere) avrai tempo e scusanti per ripensarci e pentirti. Ti fermi? Ci pensi? Sei tu che decidi. Io, anni fa, non so che avrei fatto. Di natura son sempre stato un pò egoista. Per il poco tempo e per pigrizia soprattutto. O forse perché nessuno mi aveva mai spiegato chiaramente quale fosse l’argomento. Ora invece non solo mi fermo. Ora conosco perfettamente l’argomento. Ora, anche quest’anno, starò in piazza tutto il giorno. Ora che so, sarò lì. A raccontare i fatti miei, con estrema fatica, perché a me non piace essere in prima fila, affinché qualcun altro riesca ad avere la mia fortuna. Ma non mi frega niente. Lo devo!!! Il mondo gira così. Solo quando sei “toccato” personalmente capisci certe cose. Capisci che per curare tuo figlio a volte non basta la medicina. A volte serve che ciascuno di noi, con sacrificio, si offra di aiutare il prossimo. Non serve denaro, non servono i muscoli. Serve di più. La volontà. La voglia di offrirsi per ridare una vita a chi potrebbe magari rischiarla. Paroloni. Parole enormi. Esagerate? No. Storie difficilissime. Normalmente e sicuramente accadono sempre agli altri. Lontano. A sconosciuti. E se capita invece a te? A un tuo amico? A tuo FIGLIO? Difficile. Mi fermo? Mi interesso ? Dipende da ciascuno di noi. Io posso dirvi il mio pensiero. Dimentico per un attimo gli ultimi cinque anni ormai trascorsi. Provo a non immaginare i prossimi. Faccio finta di nulla . Vedo un bambino. Il mio. 10 anni. Questa sera piangeva perché ha lasciato bruciare il minestrone a cui doveva badare. Lacrimoni. HA BRUCIATO IL MINESTRONE. Fantastico. Ha bruciato il minestrone. Favoloso. E’ UN BAMBINO che ha lasciato sul fuoco il minestrone per troppo tempo. Aveva le lacrime agli occhi. E io nel cuore, per l’emozione. Quasi come ora. Ogni volta. E’ un bambino che vive. Come “quasi” tutti gli altri. Vive perché? Per il motivo che mi spinge ad andare in piazza la prossima domenica. A spiegare a cosa serve e “COSA SEGUE” al trapianto di midollo osseo. COSA SEGUE.COSA SEGUE.COSA SEGUE.COSA SEGUE. Come si fa, lo dicono i medici. Cosa segue ve lo dico io. Succede che il vostro bambino, dopo il trapianto, farà tanti guai e tanti casini. Vi farà pure bruciare il minestrone. Senza il trapianto no. SENZA IL TRAPIANTO NON CUCINERÀ NULLA. E’ un messaggio breve, sintetico e chiaro. Comprendete??? Forte, forse TROPPO FORTE. Non può essere altrimenti. Non so come dirlo altrimenti (xyx!) Non è politica, non è un gioco, non è un hobby. Donare il midollo ha molte conseguenze. Minestrone bruciato. Alunni indisciplinati. Bambini disubbidienti. Sintetizzando …. bambini CHE VIVONO e --….FIGLI. Potrei proseguire per ore ma Voi, se volete e se ne avete voglia, già mi comprenderete. FIGLI. Donare il midollo osseo, se mai sei un genitore o mai lo sarai, potrebbe “ri”darti un figlio. ==================================================================================== GRAZIE PER IL VOSTRO TEMPO E PER LA COMPRENSIONE VERSO UN BREVE SCRITTO DI CHI ORMAI E’ “DISORIENTATO” DA UN GESTO GRATUITO, ANONIMO E DI VALORE ASSOLUTO COMPIUTO PER RIDARE LA VITA AL PROPRIO FIGLIO. Fortuna più grande non poteva capitare. Vi auguro di pensare un attimo e se siete nelle condizioni, di fare la scelta migliore. Per gli altri e per Voi.================================================= Ho molte persone nel mio cuore e l’elenco sarebbe quasi infinito. GRAZIE ======= PS: Tommy sta crescendo. Ha 10 anni e mezzo. Arianna quasi 14. Sono 2 figli stupendi. Lei, 10 e lode alla terza media., Lui, iniziato la 1 media e odia la scuola. Butterebbe i libri …. Sono bellissimi. Mi commuovo nel pensare a questi ragazzi la cui vita “è dipesa” “ANCHE” da chi ha pensato al prossimo. Non ho altre parole per invitar Vi a pensare. A fare. A offrirVi di donare il midollo , che significa DONARE VITA. “M I N E S T R O N E B R U C I A T O uguale V I T A”

  14. bella testimonianza, bella esortazione, soprattutto grande senso di riconoscenza verso chi ti ha aiutato e ti ha insegnato a REGALARE SPERANZA E VITA.
    Un grande abbraccio per Tommy, per te e per tutti i Tommy che potranno sorridere nonostante…..le lacrime per i minestroni bruciati.
    Armando Vaghi

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