Scienza

Premio europeo all’italiano che ha vinto la leucemia fulminante

FrancescoLoCoco16/06/2018. Da killer che non perdona a malattia guaribile in 9 casi su 10, senza chemioterapia. La rivoluzione che ha ribaltato il destino dei pazienti con leucemia promielocitica, detta ‘leucemia fulminante’ per la rapidità con cui un tempo uccideva, è targata Italia e porta la firma di Francesco Lo Coco. Classe 1955, ordinario di Ematologia all’Università di Roma Tor Vergata, lo scienziato è stato premiato a Stoccolma al 23esimo Congresso della Società europea di ematologia-Eha per lo studio con cui ha impresso una svolta mirata e ‘chemio free’ al trattamento della patologia. Pubblicato nel 2013 sul ‘New England Journal of Medicine’, il lavoro da lui disegnato e coordinato torna protagonista al meeting scandinavo dove Lo Coco ha ricevuto l’edizione 2018 del ‘José Carreras Award’. Ventesimo scienziato, il terzo italiano, insignito del riconoscimento dalla sua istituzione nel 1999.

“Il premio José Carreras è stato assegnato per la prima volta a Barcellona in occasione del quarto Congresso Eha”, ricorda Lo Coco all’AdnKronos Salute. Voluto dal tenore spagnolo al quale è intitolato, fra i più illustri testimonial dei successi dell’ematologia moderna (nel 1987 si ammalò di leucemia e nell”88 fu sottoposto a un trapianto di midollo osseo), viene attribuito ogni anno durante il summit dell’Eha. Considerato “il più prestigioso riconoscimento europeo in ambito ematologico“, consiste in una targa e nella possibilità di tenere una lecture durante la sessione plenaria del Congresso: “Vuol dire parlare davanti a una platea di oltre 11 mila esperti riuniti nella stessa sala perché nessun evento viene organizzato in concomitanza con la plenaria”, sottolinea il vincitore “onorato per questo nuovo riconoscimento attribuito all’ematologia tricolore”.

La José Carreras Lecture è il terzo ‘trofeo’ che Lo Coco inserisce in palmares per lo studio sul ‘Nejm’. Nel 2014 il lavoro si è guadagnato il premio Sapio per la ricerca italiana nella categoria Salute, e nel 2016 il premio Guido Venosta dell’Associazione italiana per la ricerca sul cancro-Airc, che Lo Coco ha ricevuto al Quirinale dalle mani del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, palermitano come lui. “Con quella pubblicazione – afferma l’ematologo – abbiamo messo le fondamenta di un nuovo paradigma diventato oggi standard di cura per la leucemia acuta promielocitica: la combinazione di acido retinoico più triossido d’arsenico, in grado di distruggere in modo specifico una proteina ‘sbagliata’ che si trova soltanto nelle cellule maligne”, evitando la chemioterapia e i suoi effetti collaterali.

La leucemia promielocitica – spiega Lo Coco – ha origine dalla crescita incontrollata dei promielociti, progenitori dei globuli bianchi. Invece di ‘diventare grandi’ come normalmente avviene nel midollo osseo, queste cellule si accumulano in forma immatura determinando anemia e frequenti emorragie. La malattia, fortunatamente rara (120-150 casi l’anno in Italia), può colpire trasversalmente senza preferenze di sesso o età, con una mediana intorno ai 38-40 anni. Può insorgere in modo improvviso e spesso ha un decorso aggressivo, a volte fulminante per via delle gravi emorragie interne: senza una diagnosi rapida e accurata, e in assenza di terapie adeguate, ancora oggi questo tumore può avere esito fatale in poche ore o in pochi giorni”.

In un quarto di secolo il destino dei malati è cambiato: se fino ai primi anni ’90 il 70-80% moriva entro 1-2 anni, grazie a una serie di scoperte avvenute negli ultimi 25 anni “oggi possiamo salvarli nella stragrande maggioranza dei casi. Già abbinando acido retinoico e chemioterapia il tasso di guarigione era passato al 70-80%, mentre ora siamo arrivati a oltre il 90% senza chemio”, evidenzia l’esperto che ha avuto un ruolo di primo piano in entrambe le rivoluzioni e ci tiene a condividere i suoi allori “con chi li ha resi possibili, con la mia squadra e i miei maestri”. A cominciare da Franco Mandelli, fondatore del Gimema-Gruppo italiano malattie ematologiche dell’adulto. “Quello per cui vengo premiato è uno studio Gimema – precisa – con tre quarti dei pazienti arruolati italiani. Vi hanno partecipato due gruppi cooperativi tedeschi“.

Gimema, Airc e Ail-Associazione italiana contro leucemie, linfomi e mieloma sono tre “pilastri portanti” della ricerca ematologica nostrana a cui Lo Coco vuole rendere merito. Membro, fra le altre cose, del Comitato scientifico della Fondazione Umberto Veronesi e chairman del team Gimema dedicato alla leucemia promielocitica, lo specialista ha avuto incarichi in comitati dell’Associazione americana di ematologia-Ash e della stessa Eha che adesso lo premia. “Con una ricerca italiana, accademica e indipendente – conclude con orgoglio – siamo riusciti a fissare un nuovo standard terapeutico determinando l’approvazione in Usa e Ue, da parte di Fda ed Ema, dell’arsenico in prima linea”. Da veleno del delitto perfetto a iniezione di vita contro una condanna a morte.

“ALL’ITALIA SERVE UN’AGENZIA PER LA RICERCA”

“Il nostro Paese ha bisogno di tante cose”, ma all’Italia della ricerca ce n’è una che servirebbe più di altre e non sono i soldi: “Certo c’è necessità di risorse, però urge soprattutto un’Agenzia centrale che identifichi le priorità, che detti linee e direttive, che indirizzi la destinazione dei fondi cercando di valorizzare il più possibile l’esistente e di implementare progetti futuri“. Francesco Lo Coco, ordinario di Ematologia all’università di Roma Tor Vergata, lancia il suo appello al nuovo Governo in occasione del Congresso dell’European Hematoloy Association-Eha, che si chiude domenica 17 giugno.

Nella sessione plenaria del summit, lo scienziato ha ricevuto l’edizione 2018 del ‘José Carreras Award’ – voluto dal tenore spagnolo sopravvissuto a una leucemia che lo colpì alla fine degli anni ’80 – per lo studio che ha portato a oltre il 90% le chance di guarigione dei malati con leucemia acuta promielocitica. Un tumore del sangue che, proprio grazie alle ricerche di Lo Coco, oggi è curabile senza chemio e in modo mirato combinando acido retinoico e triossido d’arsenico. Il mix va a colpire solo le cellule cancerose, risparmiando quelle sane e minimizzando il rischio di effetti collaterali.

“Accolgo con onore questo riconoscimento – commenta lo specialista – come una nuova e prestigiosa conferma del valore dell’ematologia italiana: per produzione scientifica siamo primi nel Paese, secondi nel mondo dietro agli Stati Uniti, e negli anni siamo stati premiati a livello internazionale con grande continuità”. Solo guardando all’Eha, prima di Lo Coco si sono meritati la José Carreras Lecure Lucio Luzzatto nel 2002 e Brunangelo Falini nel 2010.

Ma l’eccellenza va sostenuta, riflette l’esperto. “In Italia pare che tutti ne siano consapevoli – osserva – Tutti lo dicono, e tuttavia nessuno vara provvedimenti volti a canalizzare i rivoli di microfinanziamenti” secondo logiche di merito decise da una regia coordinata.

Lo Coco la invoca e lo fa anche da cervello tricolore rientrato in patria. “Nella mia carriera ho fatto un’importante esperienza all’estero – ricorda – Per 2 anni mi sono formato alla Columbia University di New York” con un maestro d’eccezione come Riccardo Dalla Favera, italiano che dal 1989 vive nella Grande Mela dove ha fondato e dirige l’Institute for Cancer Genetics della Columbia.

“Decisi di rientrare e il perché l’ho spiegato bene in un’intervista rilasciata a ‘La Sicilia'” che, dopo il premio Guido Venosta assegnato dall’Airc all’ematologo nel 2016, celebrava un isolano illustre: “Pur avendo la possibilità di fermarmi negli States, sentivo che avrei potuto fare carriera e buona ricerca anche in Italia. Così è stato, anche se gli sforzi necessari a emergere furono di gran lunga maggiori di quelli che avrei dovuto fare negli Usa. Non mi riferisco alla quantità di lavoro, ma allo spreco di energie che ci costa la lotta contro stupidi legacci burocratici, penuria di mezzi e mancanza di organizzazione”. Problemi duri a morire. Fra le cause di un’emorragia di cervelli che, a differenza di Lo Coco, raramente ritornano.

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