Il ferro scorre piano sulla stoffa candida della divisa. È una sera qualunque, ma per lui ogni piega, ogni linea di quella camicia da medico è un ricordo che riaffiora.
La stira con la stessa cura con cui, anni fa, accarezzava la fronte di suo figlio Tommaso, in ospedale.

Sono passati più di dieci anni da quel giorno in cui il trapianto di midollo osseo ridiede a Tommaso la vita. Dieci anni di battaglie, di paure, di attese, di speranza. Una speranza che oggi si fa realtà tra le mani di sua figlia, che da allora ha deciso di diventare medico.

Ogni volta che la vede indossare quella divisa, il papà sente di aver ricevuto un dono doppio: la guarigione di un figlio e la vocazione dell’altra, nata proprio da quel dolore che si è trasformato in forza.

Mentre piega la divisa pronta per il nuovo turno, sorride e ci dice:

“Sono passati quasi dieci anni dal trapianto.
Se volete, mettete le foto nel sito. Della speranza.
Perché la speranza, spesso — per fortuna — diventa anche realtà.
Bisogna credere e crederci.
La fortuna è il caso, poi sono ciò che decidono…
Ma sognare il futuro aiuta sempre.
E capita pure che la vita ti dia una seconda possibilità.
Riconosco di essere un papà decisamente fortunato, molto fortunato,
e vorrei trasmettere a chi sta lottando un piccolo attimo di sollievo.
Ditelo e scrivetelo questo.
Un abbraccio a voi che lottate ogni Santo giorno.
Uno dei tanti papà.”

E così, in quella casa dove un tempo la paura aveva fatto silenzio, oggi si sente solo il rumore dolce del ferro che scorre e il battito sereno della speranza che ha vinto.
Papà Roberto

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