Fino a un anno e mezzo fa non conoscevo nemmeno il termine “smidollato” … e poi…. .
Poi insieme ad un gruppo di amici conosciuti su Facebook decidiamo di organizzare una cena per conoscerci meglio. Molti di noi sono alpini e con noi, anima di quell’incontro, c’è una ragazza di Verona che propone di dare uno scopo benefico a questo incontro. Ci propone una raccolta fondi a favore di un’associazione ONLUS che si occupa di ammalati di leucemia e che è conosciuta da un nostro amico alpino di Trieste. Gli alpini si sa sono molto risoluti, e non perdono tanto tempo in discussioni, per cui la proposta di raccogliere fondi per questa associazione diventa il nostro obbiettivo.
Tra tutti coloro che hanno partecipato e collaborato a quell’evento a me viene dato l’incarico onorevole di fare il passo più “visibile” di tutto l’evento, quello di versare quanto raccolto sul conto bancario dell’associazione; senza nessun merito particolare, sarò io ad avere l’onore di tendere la mano a questa associazione.
Da quel giorno ricevo il calore dell’amicizia di tutti coloro danno corpo all’ARCOBALENO DELLA SPERANZA, passo dopo passo conosco le storie di chi ha pensato e creato questa magnifica realtà solidale, le leggo sul libro che ho ricevuto dal presidente dell’Arcobaleno, una stupenda raccolta di storie e poesie scritte dagli “smidollati” durante le lunghe giornate trascorse nei reparti ematologici dove si affronta la malattia a muso duro, ma dove qualcuno riesce anche a portare un sorriso.
Le scopro anche tramite Facebook, che diventa ogni sera un piccolo salotto virtuale dove incontro nuovi amici ed amiche che scherzano, che si scambiano saluti, a volte anche malinconici; che rilanciano appelli di richieste importanti d’aiuto, che rendono  diverso lo spirito con cui ci si confronta con questa malattia.
Smidollati, che buffo modo di definirsi….. ma dialogando con loro capisco ogni giorno di più che essere “smidollato” è uno stato d’animo profondamente diverso da quello che pensavo.
La gravità dell’esperienza che ognuno di loro ha vissuto li porta ad esser più profondi e consapevoli di quanto siano le piccole cose quotidiane ad essere il traguardo costante da vivere; la sensazione che un passo dopo l’altro non è un modo di dire o uno slogan, ma è una vera realtà di vita, e loro mi insegnano ad apprezzare ogni piccolo passo.
Io non sono un “vero smidollato”, non ho dovuto affrontare la malattia, ma in quel periodo ho la vita che mi pone ostacoli ogni giorno, le preoccupazioni mi tolgono sempre più la mia naturale positività nell’affrontare i crucci quotidiani…comincio a perdere un po’della mia serenità d’animo.
Ogni volta che scambio una parola con qualcuno di questi miei nuovi amici, gli “smidollati”, cerco di rispecchiarmi nella loro storia, qualcuno di loro poi, ha un animo particolare e forse inconsciamente in una frase che mi rivolge su face book, inserisce un invito semplice ma che nel contesto di quel periodo è un lampo nel buio. La mia testa comincia a chiedersi, ” ma come, con quello che ha rischiato e sopportato, con quello che ancora sta sopportando…dove trova la spinta per fare tutto questo? E io di fronte alla mia piccola montagna che mi sono creato in testa cosa sto facendo, resto ai piedi della montagna fermo e immobile?”.
Ecco allora cosa sono gli “smidollati”, sono persone che hanno avuto la porta della morte aperta davanti a loro e anziché lasciarsi spingere inermi, hanno raccolto le loro esigue forze per chiudere quella porta, per riprendere il cammino della vita e rincorre, a passi lenti e anche dolorosi ma costanti, la semplice voglia di vivere, di gioire e di aiutare. Già, aiutare, perché quando c’è bisogno loro sono i primi a far passare la parola di chi chiede aiuto, sono i primi a mandare un saluto, un abbraccio o un semplice sorriso a chi lo chiede, e lo fanno col cuore, perché hanno imparato sulla loro pelle quanto questi semplici gesti siano importanti per chi sta male.
Io oggi mi sento come ognuno di loro, magari più fortunato perché io davanti a quella terribile porta non ci sono arrivato, ma è grazie a loro se in tante occasioni oggi ho la possibilità di dare la giusta misura a tutte le cose che faccio ogni giorno, e rendermi utile per questa meravigliosa famiglia di SMIDOLLATI è la ricompensa quotidiana che ricevo.
Con tanto affetto, GRAZIE SMIDOLLATI.     – Armando V.-

3 commenti

  1. Armando… io la malattia l’ho conosciuta “di striscio”, assistendo giornalmente alla lotta di mia mamma, e ho imparato ad odiarla… io quella porta di cui parli l’ho raggiunta come accompagnatore quando ma mamma mi ha lasciato… Ma ho conosciuto insieme anche l’Arcobaleno proprio in quei momenti duri, e nell’Arcobaleno ho trovato amici e forza.
    Anche io sapevo poco o nulla sulla malattia, e proprio nel gruppo ho imparato tanto. Vorrei fare tanto, riesco a fare poco ma quel poco è un pezzo di cuore.
    Anche io mi unisco a te, nel dire GRAZIE SMIDOLLATI.
    Fabio

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