Storie di pazienti e donatori

#ANDRA’ TUTTO BENE (By Giada, Giacomo, Filiberto Gubitosa e Mamma Deborah)

C’era una volta…

Il mio bellissimo paese, pieno di colori… Noi bambini andavamo a scuola, stavamo insieme ai nostri amici, facevamo sport, giocavamo liberi e rimanevamo a casa solo se pioveva o faceva troppo freddo

I nostri genitori lavoravano, spesso rimanendo fuori gran parte della giornata.

Tutto filava liscio, ogni tanto c’era qualche problema a scuola, qualche lite con gli amichetti, ma tutto nel complesso funzionava bene.

Un giorno strano però, si cominciò a parlare di un pericoloso dinosauro, comparso all’improvviso in un paese lontano. Era un dinosauro nuovo, mai visto… Chi aveva mai sentito parlare del CORONASAURUS???

Nessuno di noi era spaventato: il coronasaurus era assai lontano e non ci faceva paura.

Un brutto giorno però, all’improvviso, i telegiornali dissero che il coronasaurus era arrivato anche nel nostro bellissimo paese.


Noi bambini non vedevamo niente, tutto sembrava uguale, però i genitori divennero di botto preoccupati, più cupi… I telegiornali dicevano cose spaventose, che noi non capivamo.

Pochi giorni dopo poi, sempre all’improvviso, ci fu detto che non si poteva più andare a scuola.

“Che bello, siamo in vacanza!!” Pensammo tutti noi bambini…

Ma un signore del governo disse in tv, con aria severa: “Questa non è una vacanza! La situazione è seria! Non dovete uscire di casa, non potete incontrare gli amici, non potete più giocare con loro! Possono uscire solo i genitori per lavorare e fare la spesa, ma uno per volta, mai insieme!”

Cosa significava tutto questo? Noi bambini non capivamo… Perché non potevamo più vedere i nostri amici? Che noia rimanere sempre a casa, non poter correre liberi nei prati… Che brutto stare da soli!

Le mamme e i papà ci spiegarono che il coronasaurus girava per le strade e che era mooolto pericoloso: se ti prendeva, poteva morderti e farti molto male.

Al tg dicevano che non gli piaceva molto mangiare i bambini, perché erano troppo piccoli e che preferiva gli adulti, soprattutto quelli vecchietti, perché correvano piano e poteva raggiungerli più facilmente.

Le strade erano deserte, tutti si nascondevano per non farsi trovare dal coronasaurus. Le poche persone che uscivano giravano tutte con una mascherina, in modo che il terribile mostriciattolo non potesse riconoscerle.

Tutto il nostro bellissimo mondo colorato sembrava improvvisamente più sbiadito, non lo riconoscevamo più…

I genitori ci dicevano che dovevamo avere pazienza, nasconderci per non farci trovare dal coronasaurus e non avere paura, perché c’erano tanti supereroi che stavano pensando a proteggerci: c’erano delle grandi squadre di uomini e donne, vestiti come degli astronauti, che si preoccupavano in tutto il paese, di “riparare” le persone che venivano azzannate dal coronasaurus, qualcuno aveva solo un graffietto, qualcun altro si faceva più male, altri ancora purtroppo venivano mangiati e non c’era più niente da fare…

Per questo bisognava fare di tutto per non incontrarlo.

C’erano poi degli altri supereroi, chiusi nei loro laboratori pieni di ampolline, che cercavano ogni giorno cure nuove per aggiustare le persone morse dal coronasaurus, o armi per attaccarlo. Altri ancora cercavano di costruire una corazza, che rendesse tutti gli uomini inattaccabili.

Insomma, tanta gente stava facendo delle cose per noi!

Ci provavamo a stare tranquilli, anche se non era facile. A volte eravamo meno preoccupati noi che i nostri genitori, e allora facevamo di tutto per farli ridere, scherzare…

Cominciammo anche a disegnare tanti arcobaleni colorati, per dare speranza a tutto il paese.

 

 

 

 

 

 

 

 

A forza di stare tutti insieme dentro casa, iniziai a parlare di più con mamma e papà, e a scoprire tante cose di loro che prima non sapevo: scoprii che papà era molto bravo a disegnare e a cantare, che mamma sapeva cucire e cucinare la pizza, che amavano leggere e stare semplicemente abbracciati sul divano. Anche loro scoprirono che amavo i fumetti, che il verde era il mio colore preferito, che quando avevo paura parlavo tanto, senza fermarmi mai.

I miei amichetti mi mancavano tanto, ma poi scoprimmo che sul computer, sul tablet e sullo smartphone potevamo incontrarci in un modo diverso, senza toccarci, ma potevamo in qualche modo vederci e stare tutti insieme. Tutti uniti il coronasaurus faceva meno paura.

Dopo qualche giorno, anche il maestro e la maestra iniziarono a farci compagnia nei nostri incontri, così sembrava quasi di stare a scuola, ma era anche più divertente!

Ogni pomeriggio, alle 18.00, ci affacciavamo sui balconi e cantavamo tutti insieme delle canzoni del nostro paese, parlavamo coi vicini, eravamo felici di farlo. Improvvisamente eravamo diventati tutti più amici, anche con quelli con i quali neanche ci rivolgevamo la parola.

Le giornate in casa erano lunghe, ma avere tanto tempo a disposizione mi costringeva ad usare tanto la fantasia: disegnavo, scrivevo storie, inventavo canzoni… Dopo un po’, non avevo più paura di stare da solo

Le cose andarono avanti per tanti giorni, alcuni erano più divertenti, altri più noiosi…

La parola “pazienza” era diventata molto importante per noi, la ripetevamo spesso; così come la parola “speranza”: tutti i dinosauri del passato si erano estinti ed anche il coronasaurus avrebbe fatto la stessa fine, ne eravamo certi!

Una mattina poi, mi svegliai presto perché sentivo una strana musica venire dalla strada, e delle voci, tante!

Mi affacciai alla finestra: c’era un sole bellissimo ed il paesaggio intorno era pieno di colori. La gente ballava, si abbracciava, cantava e rideva, rideva tanto. Sembrava quasi un sogno, dopo tanto tempo…

Andai in cucina, e vidi mamma e papà sorridenti e felici; mi abbracciarono e mi dissero: “Tesoro, è finita! Il coronasaurus è morto, per sempre! I nostri supereroi hanno costruito un super-raggio-rimpicciolente, glielo hanno sparato addosso e quel brutto mostriciattolo è diventato sempre più piccolo, fino a scomparire.

Non potrà più fare male a nessuno! Corriamo fuori, andiamo a festeggiare anche noi! Te lo avevamo detto che sarebbe andato TUTTO BENE!”.

 

 

 

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