Mi chiamo Anna e sul mio braccio porto un PICC.
Ricordo ancora il giorno in cui me lo hanno posizionato. Avevo paura. Non tanto della procedura, ma di quello che rappresentava. Per me era il segno tangibile della malattia, qualcosa che mi avrebbe ricordato ogni giorno che la mia vita era cambiata. Quando tornai a casa continuavo a guardarlo. Lo proteggevo, lo controllavo, avevo paura…



